MACELLI #7 – In the City (appunti per uscire fuori dal buco)

L’altro giorno un tipo mi ha fatto notare
che a Grottammare ci sono tantissime cose da fare e a San Benedetto pochissime. Lì per lì l’ho presa a ridere, bollando l’uscita come un eccesso di microcampanilismo tra due città divise soltanto per questioni amministrative ma che, sostanzialmente, sono l’una il proseguo dell’altra. Poi ci ho riflettuto e, cacchio, il tipo mica ha tanto torto. Insomma, basta darsi un’occhiata intorno per capire che, in effetti, tra San Benedetto e Grottammare c’è ormai un abisso.
Non è solo questioni di sindaci
più o meno illuminati, perché una distanza così siderale non è cosa che si concretizza nel giro di pochi anni, ma è proprio una questione di clima generale, quasi di predisposizione delle persone. Insomma – e qui tocchiamo una vetta tautologica – fare cultura è proprio una questione di cultura. Personale, sociale, collettiva.
A San Benedetto, in pratica, c’è un buco bello grosso che, negli ultimi anni, si sta provando a colmare in maniera maldestra con eventi che raccolgono forse un po’ di pubblico – ma manco tanto – ma che sicuramente, a ben guardare, sono quando va bene mediocri e quando va male pessimi in tutto e per tutto. Adesso non vorrei mettermi a fare esempi – anche perché poi ci si focalizzerebbe quasi solo su quelli e si direbbe che questo è un attacco ad personam –, però basta scorrere l’elenco degli eventi realizzati nell’ultimo anno a San Benedetto per accorgersi che c’è decisamente qualcosa che non sta funzionando.
In tutto questo discorso si inserisce «Welcome to Sun Beach»
e cioè la web serie che faticosamente stiamo provando a realizzare. La storia la sapete, il come vogliamo riuscire a farlo pure [https://www.eppela.com/it/projects/26560-welcome-to-sun-beach-la-serie] quindi non vi tedierò con i dettagli. Voglio però utilizzare queste righe per rispondere ad alcune accuse che ho letto qua e là su Facebook.
In sostanza si dice che parliamo di temi troppo turpi (la droga e la prostituzione) con un linguaggio troppo volgare (sì, diciamo un sacco di parolacce) per poter dire di star facendo pubblicità a San Benedetto. 
Ecco, quando prima parlavo di clima culturale, intendevo proprio questo: credere che fare una storia di droga e prostituzione con un linguaggio volgare metta in cattiva luce San Benedetto.
Casomai bisognerebbe sostenere il contrario:
fare una storia mediocre e perbenista per non scontentare nessuno vuol dire prendere in giro il proprio pubblico e far passare l’idea che questa sia una città abitata da educande scandalizzate. In altre parole: il giudizio di merito su Welcome to Sun Beach è sempre lecito (bello, brutto, scritto male, girato peggio, interpretato da schifo: va bene tutto) ma vaneggiare sul fatto che – signora mia! – dire troppe parolacce è proprio un’indecenza vuol dire non aver capito un tubo né di questa città né de tempi che viviamo. 
Chiaramente una web serie non basta per ribaltare questo clima – e qui nessuno si propone di farlo, non così almeno – ma si spera che la città riesca a venir fuori dal buco nero in cui ha deciso di tuffarsi. È una questione di clima generale, appunto: o se ne esce tutti insieme o non se ne esce. Sempre tutti insieme.

Mario Di Vito

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