MACELLI #6 – Polvere di (cinque) stelle

Avete presente quell’amico
che per un periodo ha ammorbato continuando a ripetere che mai e poi mai si sarebbe iscritto su Facebook? Abbiamo tutti un amico così. Uno che, alla fine della fiera, con il tempo è diventato il più grande intossicato da social network di nostra conoscenza, uno di quelli che mettono venticinque post al giorno e il resto del tempo lo passano a commentare i post altrui.
Prendiamo il Movimento Cinque Stelle.
Ricordate quanto erano duri nella loro lotta al Pd? Sembrava che in questo paese ogni male da lì provenisse. Poi, appena qualche mese fa, l’alleanza.
In politica può capitare di dover stringere accordi con i propri avversari, ma talvolta si esagera: c’è chi è TROPPO portato a stringerli, questi accordi, e chi invece risulta poco credibile perché quegli altri non sono mai stati trattati da avversari, ma da nemici giurati. Immaginate un medico che si allea con la peste bubbonica? Ecco.
A livello nazionale l’avventura demostellata procede zoppicando, da queste parti è invece tutta da costruire.
A primavera ci saranno le elezioni regionali, la destra parte avanti e dall’altra parte si sta seriamente pensando di unire gli sforzi di Pd e M5S per cercare di vincere. Sarà complicato, ma non è questo il discorso.
Il consigliere regionale pentastellato Peppino Giorgini, l’altro giorno, ha provato a spiegare qualche perché di questa imminente alleanza e il risultato delle sue parole è un vero e proprio manifesto ambientale.
«Faccio opposizione da dieci anni – scrive Giorgini su Facebook –, e in cinque anni ho fatto sessantuno denunce/esposti e cosa ho ottenuto? Quindi meglio governare con chicchessia che stare all’opposizione e non ottenere nulla». 
Fermiamoci un attimo e rileggiamo.
Giorgini sostiene in sostanza che stare all’opposizione è inutile. Non è colto dal sospetto che – dico per dire – magari sia stata la sua azione ad essere poco efficace. No! È che stare all’opposizione non serve a niente. Una concezione della democrazia a dir poco inquietante, se non fosse che probabilmente il consigliere regionale non sa bene quello che dice. Ma andiamo avanti. «Meglio governare con chicchessia». Ok, si riferisce al Pd, perché in fondo Giorgini sa benissimo che a quel partito, durante i suoi famosi dieci anni di opposizione, ne ha dette di tutti i colori, spesso con toni pesantissimi. Però allarghiamo: quel «chicchessia» vale proprio per chiunque? Andrebbe bene governare con i nazisti? E con un ipotetico partito dei pedofili? Insomma, prima ancora di cominciare a parlare di politica, sarebbe opportuno misurare le parole che si dicono o si scrivono, perché altrimenti può seriamente sorgere il dubbio che tutto sia uno scherzo e che certe persone non vadano mai prese sul serio.
C’era una volta il socialista Pietro Nenni
che ammoniva i duri e puri a darsi una calmata, che «c’è sempre qualcuno di più duro che ti epura». Erano altri tempi, ma la parabola del Movimento Cinque Stelle è un punto a favore di questa tesi: parti che vuoi fare la rivoluzione e spaccare tutto, arrivi e cerchi di elemosinare un’alleanza per le regionali delle Marche. Già, perché – se non si è capito – non è affatto scontato che il Pd accetterà di allearsi con i Cinque Stelle. E allora sì che saranno guai seri.

Mario Di Vito

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