MACELLI#5 – Meme e voglia di morire, davvero è tutto qui?

È vero che la nostra generazione sarà ricordata soltanto per i meme e per la voglia di morire?
Non lo so, spero di no onestamente, ma va detto che di tentativi di farci fare questa fine ce ne sono a bizzeffe. Certo, la questione non è cominciata né finirà a San Benedetto, ma anche qui possiamo provare a farci qualche domanda a proposito.
A proposito di cosa? Ecco, partiamo da qui: sono anni ormai che le politiche culturali sono state declassate ad inutile perdita di tempo e spreco di denaro. «Con la cultura non si mangia», disse l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti mentre finiva di distruggere la scuola italiana.
È per questo che mi provoca sempre sensazioni surreali leggere dichiarazioni di assessori alla Cultura che si vantano di spendere poco.
Che poi, che vuol dire poco? Si è mai speso molto per la cultura? Diciamoci una cosa: la cultura è anche un lavoro e chi lavora con la cultura ha diritto ad essere trattato come tutti gli altri lavoratori. Perché uno dovrebbe organizzare una presentazione di libri gratis? Per amore della cultura? Bello, magnifico, ma provate a dire a un idraulico di ripararvi il rubinetto per amore delle tubature. Dite che sono cose diverse? Mah, sarà: eppure dovremmo aver capito che nella vita le rose sono tanto importanti quanto il pane. Cioè, abbiamo capito che la nostra ignoranza è il loro potere, sì? È per questo che tagliare la cultura è una cosa sempre (sempre sempre sempre) antipopolare e volta soltanto al rafforzamento delle strutture di potere cittadine (o provinciali, regionali, statali, europee…). I cittadini dovrebbero pretendere investimenti in cultura tanto quanto ne pretendono, giustamente, per la manutenzione delle strade. E non è vero che «non ci sono i soldi». Probabilmente, per tutta una serie di motivi di cui magari un giorno parleremo meglio, ce ne sono di meno, ma prendiamo il caso di San Benedetto.
Davvero non ci sono i soldi per la cultura?
O meglio, davvero è utile spendere 400mila euro in avvocati (sta scritta sull’ultimo bilancio la cifra) invece di metterli da qualche altra parte?
Negli ultimi anni da San Benedetto è sparita una serie di eventi che facevano numeri e portavano qualità. Facciamo un piccolo elenco:
Il Maremoto Festival, che ha portato a esibirsi in riviera gruppi e cantanti non solo underground. Scorrete le programmazioni e guardate oggi che fine hanno fatto quei nomi. Quanto sono arrivati in alto.
I Teatri Invisibili, una delle rassegne italiane più importanti di attori, registi e lavoratori del teatro. Ora si fa a Grottammare.
Il Festival Ferré, primo festival al mondo dedicato al grande cantautore francese, con tantissimi nomi di spessore venuti a suonare in città.
Questo solo per dirne e tre. E per non parlare di come è stato ridotto un gioiello come il Festival Libero Bizzarri, altro punto di riferimento nazionale (questa volta per il documentario), costretto da anni ad occuparsi solo di calcio per riuscire ad ottenere (piccoli) finanziamenti dal Comune.
Andiamo avanti?
Resiste Mimmo Minuto con le sue presentazioni di libri. Ogni estate a San Benedetto vengono i cinque finalisti del premio Strega. E ce li porta lui. E per farlo prende delle cifre che fanno autenticamente ridere, e comunque dovendo accettare per forza anche una serie incredibile di marchette (consiglieri comunali che si spacciano per poeti; figli, fratelli, nipoti di che si stampano da soli quattro copie e poi devono venderle a qualcuno; divisione degli scrittori in amici e nemici: agli amici i posti e le serate migliori, ai nemici cenere e carbone o poco più; cose così).

Il resto, sul punto, lo porta avanti soltanto una libreria che si chiama Iodio e sta in via XX Settembre. Ma lo fa da sola, senza chiedere niente a nessuno.

Solo meme e voglia di morire? Magari no, forse sì.

Certo è che la terra bruciata intorno aumenta. Risparmiare sulla cultura vuol dire seppellire il futuro.

Mario Di Vito

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