MACELLI #4 – Buon anno, caro sindaco

Ci sono situazioni in cui uno dice «sembra ieri che…»
e, nel mentre, ci si accorge che in realtà è passato un sacco di tempo. Ecco, sembra davvero ieri che Pasqualino Piunti riusciva nell’epica impresa di espugnare viale De Gasperi, sconfiggendo un osso mostruosamente duro come Paolo Perazzoli al ballottaggio. Certo, il centrosinistra ci mise del suo spaccandosi in maniera violentissima, ma che si trattò di un successo straordinario resta fuori dubbio. Era il giugno del 2016. Una vita fa, politicamente parlando. Tanto per dire: ai tempi il padrone del paese si chiamava Matteo Renzi, che oggi si è ridotto a fare il microleader di una formazione che nei sondaggi balla intorno alla soglia di sbarramento.
Le cose cambiano
e quanto ci si sente vecchi. Oggi il nuovo trend politico italiano guarda a destra, decine di città storicamente di sinistra hanno cambiato bandiera, Salvini è un’ira di dio e, anche se cominciano a vedersi le prime crepe, dietro di lui sta arrivando Giorgia Meloni, e cioè una ancora più a destra di lui. Una situazione che sembrerebbe essere molto favorevole per Pasqualino il sindaco, che nella primavera dell’anno prossimo si giocherà la riconferma.
Eppure l’aria che tira in città non sembra così buona per lui.
Al contrario, l’impressione generale è che da quattro anni in città non stia accadendo nulla. Il discorso di non aver fatto promesse, di non star facendo niente e dunque di star mantenendo le promesse può reggere solo fino a un certo punto. E le manovre e manovrine servono a poco, anche perché si può solo sorridere in presenza di un’assessora alla Cultura che si vanta di spendere ogni anno sempre meno, perché vuol dire banalmente che si è deciso di tagliare i fondi a quel settore. E tagliare i fondi alla cultura non è mai – ripetiamolo: mai mai mai – sintomo di buon governo, anzi. La lista di vittime eccellenti è lunga: Maremoto, Festival Ferré, Teatri Invisibili, il cineforum Buster Keaton, il Palanatale. Financo le presentazioni dei libri sono sottofinanziate e resistono soltanto grazie alla buona volontà dei singoli coinvolti. Il problema, tra l’altro, non risiede nemmeno nella decisione di tagliare questi eventi, ma nel fatto che non siano stati sostituiti in alcun modo.
E ancora
in questi tre anni e mezzo l’amministrazione si è impantanata su una serie di questioni che avrebbero dovuto cambiare il volto della città ma che si stanno risolvendo in clamorosi nulla di fatto: il project financing per la piscina comunale è stato contestatissimo e adesso è impantanato in una rete di ricorsi amministrativi; sulla scuola Curzi non si fa niente per il conflitto d’interessi del vicesindaco Andrea Assenti; si voleva riqualificare piazza Montebello ma chi l’ha visto; il Ballarin va a vanti a spizzichi e bocconi senza che all’orizzonte si veda un’idea.
Un’altra questione è quella che riguarda la satira, ovvero il caso Primavera, denunciato, assolto e ora di nuovo sotto processo per aver creato una pagina di Facebook intitolata «Pasqualino Piunti sindaco e cantante». Il successo dell’incontro all’auditorium (trecento persone ad ascoltare un dibattito sulla libertà di parole nel weekend di Natale) testimonia che c’è una parte consistente di città quantomeno insoddisfatta, per non dire incazzata nera.
È tutto perduto?
Certo che no: un sindaco al primo mandato si gioca le elezioni successive sempre e comunque da favorito. E comunque manca un anno e mezzo alla scadenza e questo periodo, di solito, viene utilizzato per sparare le cartucce migliori da utilizzare in campagna elettorale.
Tuttavia bisogna sempre tenere a mente che nel 2016 Piunti vinse le elezioni con appena diecimila voti, il numero più basso di consensi mai ottenuti da un sindaco a San Benedetto. Una cifra con cui di solito si perde.
Buon anno, caro sindaco.

Mario Di Vito

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