Lo strano caso della satira a San Benedetto del Tronto

Pare che esista davvero la possibilità di confondere il sindaco di San Benedetto con la sua caricatura.
Questo, in sostanza, ci dice la storia di Daniele Primavera, trascinato a processo, assolto una volta e ora di ritorno alla sbarra del tribunale per una pagina di Facebook palesemente satirica in cui Pasqualino Piunti veniva etichettato come «cantante» e non come valente amministratore.
Un reato grave, talmente tanto che già una volta Primavera è stato assolto.
Alla procura di Ascoli non è bastato, evidentemente, e così ha deciso di ricorrere in Corte d’Appello, con la seguente motivazione: il sindaco «viene presentato come una sorta di macchietta dedita al canto piuttosto che a occuparsi delle vicende amministrative della propria cittadina».
Pare una fotografia.
E comunque non si capisce dove sia la diffamazione, a meno che non si voglia sostenere che di un politico si possa dire solo bene, quant’è buono e quant’è bravo. L’altra contestazione che la procura muove a Primavera riguarda la sostituzione di persona, e cioè il fatto che qualcuno davvero avrebbe potuto scambiare la pagina satirica sul Piunti cantante con un’eventuale pagina ufficiale di Pasqualino il sindaco. Negli ultimi anni, in maniera piuttosto odiosa e invero anche offensiva, si dice che la sinistra vada male perché tratta le persone come se fossero sceme. In alcuni casi è vero – e lo snobismo è uno dei mali di questi tempi inquieti –, ma che dire allora di chi pensa sul serio che la gente non sappia distinguere la differenza tra un politico e la sua versione satirica?
La risposta è più inquietante della domanda:
la verità è che gran parte dei personaggi che affollano il panorama politico e amministrativo italiano degli ultimi anni sono continuamente in bilico tra il reale e il surreale ed è complicatissimo capire quando uno ci è e quando invece ci fa. C’è gente che ha fatto di questa sfumatura un’arte, lo sappiamo tutti ed è davvero strano che adesso siamo noialtri ad invocare un po’ di serietà, una volta ogni tanto.
Perché ci preoccupa tanto «il caso Primavera»?
Perché per chi si guadagna da vivere grazie a quello che può dire o non dire, a quello che può pensare o non può pensare, è molto preoccupante vedere che si può finire sotto processo per aver detto che un tal sindaco non sa fare il suo mestiere.
È una questione di libertà: è ancora possibile criticare un potente? Quali sono le conseguenze?
E, intendiamoci, Daniele di offensivo non ha mai scritto alcunché: Piunti non è mai stato insultato apertamente, né tantomeno diffamato (a meno che non si voglia sostenere che dare a qualcuno del cantante sia un insulto o una calunnia) e questo, grazie al cielo, un giudice l’ha già messo nero su bianco, respingendo con una risata il primo assalto giudiziario alla libertà di critica e di parola a San Benedetto del Tronto. Resta un altro round, e per quanto uno possa sentirsi tranquillo, un processo è sempre una preoccupazione, uno stress e una spesa non indifferente da affrontare.
Questo mondo dovrebbe essere il paradiso degli autori satirici,
tra «macchiette dedite al canto», sparate, bufale grandi come palazzi, atteggiamenti circensi al posto del tradizionale grigiore istituzionale cui pensavamo di essere abituati. E invece è il contrario: non fa più molto ridere quando un potente si comporta come un cattivo dei fumetti.
Piunti sindaco di San Benedetto come il Pinguino sindaco di Gotham City. O forse, ancora una volta, è il contrario.

di Mario Di Vito

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